
L'obiettivo è spegnere l'ultima sigaretta e non accenderne più...
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"L’arte di smettere di fumare (controvoglia)" di Carmen Covito potrebbe esser definito un libro onesto, a partire dal titolo, con quella confessione malcelata tra due parentesi e la copertina da cui ammicca una sigaretta accesa.
Carmen Covito non vuole fornire un manuale o scenari apocalittici per quanti perseverano nel vizio del fumo, anzi, da ogni sua pagina trasuda una velata forma di solidarietà con i fumatori, piuttosto che denuncia e disprezzo.
L’autoironia dell’autrice è gradevole, calibrata, sagace e riesce a toccare argomenti che per i tabagisti (redenti o meno) sono spesso spinosi.
In fondo la risata è l’approccio migliore ad un percorso di abbandono del fumo, che di ilare ha ben poco.
Smettere di fumare, ma soprattutto non ricominciare, è impresa difficile, una vera e propria arte di cui ognuno è autore, con le proprie motivazioni, stimoli, dubbi, paure, ricadute. In questo senso è apprezzabile l’onestà del libro: perché non riporta falsi pietismi, istruzioni per l’uso, soluzioni miracolose, denuncie salutiste; ma solo la storia e la curiosità di una fumatrice incallita che cerca (a volte senza troppa convinzione) di prendere con filosofia la decisione di smettere.
Tutti gli aspetti del fumare vengono esaminati, l’excursus è completo e dettagliato, ogni (ex)fumatore troverà nelle righe della Covito un po’ di sé, senza falsi pudori, senza alibi da "domani smetto", e con uno stile narrativo scorrevole, immediato, amichevole. Il libro getta anche uno sguardo al fumo e allo smettere di fumare come fenomeno sociale. In questo contesto cita un altro fenomeno sociale, quello dei blog: forma di comunicazione e aggregazione che con il tabagismo ha molte similitudini. Perché aiutarsi in forma anonima, ascoltarsi, leggersi, confrontarsi, riconoscersi attraverso un diario in Rete è un po’ come scrivere la propria storia, condividerla con altri, nel bene e nel male. Noi di Smettiamola! ne sappiamo qualcosa...
L’occasione di approfondire i temi trattati viene offerta alla fine del libro. L’appendice infatti propone "di fare sul serio", mettendosi ovviamente in gioco, con una serie di test e questionari che mirano a definire la dipendenza dal fumo e le motivazioni che possono portarci a sciogliere le manette della nicotina.
Garanzie di riuscita e successo non ce ne sono. "L’arte di smettere di fumare (controvoglia)" non fa miracoli. Nella sua trasparente ironia però induce riflessioni col sorriso tra le labbra, al costo di qualche pacchetto di sigarette. Provare (ma anche leggere e smettere) per credere.
Quasi sette mesi... quasi la certezza di avere in pugno la situazione... tanta stima di me stessa...
ed è stato tutto inutile...
la mia "scusa" è una forte crisi con il mio ragazzo... alla soglia della convivenza...
Ho sopportato momenti difficili sul lavoro, a casa, con gil amici...
Ho anche esasperato chi mi stava vicino per il fastidio che mi dava il fumo, ho costretto chi veniva a casa mia di non fumare, ho criticato mia sorella che ha ripreso dopo un anno di astinenza...
Pensavo di essere più forte, che avrei lottato e vinto contro ogni tentazione... ma questo momento è troppo devastante...
Ho ripetuto nella mia mente tutti i pro e i contro che ben conosco...
Mi sono contornata di non fumatori per evitare le tentazioni, ma niente... ieri ho ceduto...
Mi spiace...
Starò ferma per tutti i giri che saranno necessari...
Spero solo di non aver perso definitivamente le mie convinzioni...
Sto continuando a smettere e non so da quando: questa volta non voglio nemmeno tenere il conto, ecco. Sono stufo di tenere conti. Non ci voglio pensare.
Continuo a schifezzuole e tisane, come sempre. Mio cognato una volta partecipò ad un mio tentativo regalandomi un bidone di erbe da tisana. Dentro c'era di tutto e sapeva di niente.
La cosa buona è che l'aria si è scaldata così posso anche fare qualche corsetta leggera senza stancarmi, per carità, non sono mica allenato. A occhio e croce ho preso due chili ma non mi danno fastidio più di tanto, tanto sono ancora single quindi me ne strasbatto. Però faccio il bravo a tavola, più dei primi giorni: al pranzo di Pasqua ho mangiato due fettine di arrosto e un po' di patatine. Poi ho preso il cesto della frutta e sono uscito fuori a mangiarmela. Il mio problema vero da quando non fumo è il tempo: mi sembra sempre tantissimo, non so che farmene. Certo, leggo un po' e scrivo sul blog e mangio... Perché in queste settimane sono anche disoccupato, tra poco riprendo a lavorare però mi annoio. Le cose che mi piacciono di più e che mi stupiscono sempre sono i vestiti che non puzzano, le tende che non puzzano, i gusti e gli odori che non sono inquinati dal tanfo e le occhiaie che sono sparite.
Per lo più mangio banane, kiwi, le ultime arance, tanta cioccolata fondente e più pane. Dipende anche da cosa c'è in offerta dall'ortofrutta. Però il pane a tavola lo evito. Lo uso per tappare lo stomaco con la marmellata o la crema di nocciole o il burro di arachidi. Insomma, è una merenda continua! Scherzo, però pilucco e mangiucchio tutto il giorno. Spero davvero di riprendere presto a lavorare - si parla addirittura di Luglio! Ho paura di ricominciare a fumare, mi sentirei un po' deluso.
Stasera ho sentito la radio. Ascolto Radio 24 di solito, e indovinate chi c'era all'Utopista? Carmen Covito! E la settimana scorsa ho acceso su raitre - Cominciamo Bene, di mattina, e indovinate chi c'era? Carmen Covito! Mi fa troppo ridere sentirla nominare i blog che conosco!
" Nella mia vita di fumatore ho “seminato” tante cicche (più di 200000). Se Pollicino per ritrovare la strada di casa ha cercato tutte le pietroline che aveva seminato all’andata, io per ritornare ad essere non fumatore (e non più un ex fumatore) dovrò “raccogliere/cercare” tutte le 200000 cicche?" A voi l’ardua sentenza. Da "Le mie ragioni"
Segnalo inotre questo link sulla storia della sigaretta : http://www.inea.it/ist/pdf/diana.pdf è molto interessante. Per combattere il nemico bisogna conoscerlo. Buon proseguimento a tutti.
E’ un manualetto “umoristico ma serio”, come si legge nel risvolto di copertina, con cui Carmen Covito spiega come ha smesso di fumare. E, in una sezione dedicata agli “aiutini” via web, cita Smettiamola!, di cui riporta anche alcune discussioni.
Ciao amici non fumatori,
Volevo mandarvi un messaggino già l'altro giorno. Anche io ho sognato di fumare, ma non volevo fare un post-fotocopia e quindi non l'ho scritto. A dire la verità ho sognato solo di avere le sigarette in borsa...ma credo che sia lo stesso segnale. Nella realtà non ho molta voglia di fumare, l'altro giorno mia mamma (mentre eravamo a cena dai genitori del mio compagno, tabagisti di prima categoria anche loro!) mi ha chiesto di passarle il pacchetto e io ho riflettuto per un attimo sul fatto che era davvero molto tempo che non maneggiavo un pacchetto di sigarette. Sono più di due mesi che non tenevo più in mano quell'insieme simbiotico di pacchetto e accendino, non sentivo la consistenza della carta, gli spigoli...
Vi faccio una domanda: secondo voi quando si può cominciare a considerarsi dei non fumatori? Quando si può dire finalmente di avercela fatta?
Festeggio i miei due mesi alzando la mia tazza di tisana per un brindisi con tutti voi! Si unisce alle celebrazioni anche l'ago della bilancia!
Masturbazioni e infrazioni alle regole
Il fumare ha una forte valenza sessuale. Ne ho lette di cotte e di crude a riguardo. Dagli allarmismi sul pericolo di impotenza per i fumatori più incalliti, alla teoria della sigaretta tra le labbra come sostituivo del capezzolo materno o stimolo sessuale orale. Tutte analogie e informazioni discutibili. Per carità, ma il legame sesso-sigaretta credo esista davvero.
L’altra notte, non succedeva da mesi, mi sono sognata di fumarmi una bella sigaretta calmante, meditativa, quasi voluttuosa.
Ero incazzata con qualcuno per un motivo che non ricordo. Una rabbia quasi violenta, ideali calpestati, questione di principio, insomma.
Del sogno ho appunto quest’immagine di me molto aggressiva, frustrata, in reazione ad un torto subito ingiustamente.
Pugni chiusi, guance in fiamme, cercavo di convogliare la rabbia in modo costruttivo nelle mie parole. Sapevo di essere nel giusto.
Alcuni degli interlocutori fumano davanti a me, con aria sostenuta, senza badare alle mie provocazioni. Nel discutere animatamente, in modo spontaneo e non programmato, ho sfilato una sigaretta dal pacchetto posato sul tavolo/trincea, me la sono accesa ed ho continuato lo scontro verbale, via via sedando le miei inquietudini. Mentre aspiravo il fumo e reggevo la sigaretta tra le dita "percependone" il peso e la consistenza, c’è stata una parte di me, fuori dal sogno, che mi ha riportata alla lucidità della veglia:
"Mimi, stai fumando! Non avevi smesso da mesi?"
Sempre con il sottofondo della diatriba mi rispondevo mentalmente da sola
"Che m’importa, non lo vedi che sto sognando? Fammela godere, non faccio del male a nessuno!Mmmmmh che benessere!"
Con l’accensione della sigaretta parte delle discussioni oniriche con i miei avversarsi si era magicamente placata. Mi ritrovavo così intenta a fumare, come ai "vecchi tempi". Gustandomi ogni boccata, sentendone il gusto quasi. In una specie di orgasmo tabagista.
Mi sono svegliata stralunata. Non sapendo se la fine dell’idillio fosse da attribuire al mozzicone ardente del sogno (tutto finisce, anche le sigarette immaginarie) oppure ad vago senso di colpa dello stato di veglia (avevo infranto la regola, avevo fumato!).
Un po’ come nei sogni erotici: da un lato ti dispiace che siano terminati col risveglio, dall’altro ti stupisci per certi sfoghi sensuali di cui non ti credevi capace, in ultimo ti ripeti che non hai fatto del male a nessuno e ti culli beato nelle sensazioni di piacere da poco provate.
Dal racconto “Insonnia” di Ernest Hemingway:
“Lei non fuma molto, signor tenente.”
“No. Ho quasi smesso.”
“Be’” disse lui “bene non fa di certo, e immagino che a un certo punto non se ne senta neppure la mancanza. Ha mai sentito dire che i ciechi non vogliono fumare perché non vedono uscire il fumo?”
“Non ci credo.”
“Credo anch’io che sia una balla” disse lui. “L’ho sentito raccontare in qualche posto. Sa, se ne sentono tante.”
Direttamente da Ansa.it:
FUMO, MORI' PER SIGARETTE - ENTE TABACCHI DOVRA' RISARCIRE
News anche riportata da Corriere.it:
Morì per fumo, dovrà essere risarcito
e dal sito di Repubblica:
Sentenza storica contro il fumo condannato l'Ente tabacchi

PROBLEMA: Urge soluzione. Domani sera sbarcherà a casa mia la mamma. Si fermerà in visita per tre lunghe settimane, nelle quali suppongo che mi fumerà in casa una quarantina di pacchetti di sigarette, come è sua abitudine... Lei è felice che io abbia smesso. Dice di essere contenta che non l'ho seguita sulla strada della nicotina (in realtà l'ho seguita per dieci anni...) ma, se conosco "i miei polli", so che se provassi a dirle di non fumare, o anche solo di fumare meno in casa mia, partirebbe una scena da tragedia greca + recriminazioni + lagnanze infinite. In realtà non è vero che urge una soluzione.... In realtà non esiste una soluzione. Devo solo pazientare. Come farò a stare a stretto contatto quotidiano col fumo sin dalla mattina? Da quando ho smesso non ho avuto la tentazione di ricominciare, ma devo anche ammettere di non aver avuto intorno persone con la sigaretta in bocca dalla mattina alla sera... Probabilmente sarà importante mantenere la calma e la serenità. Cosa già abbastanza difficile di per se quando ho mia madre IN GIRO PER CASA PER TRE SETTIMANE. Anche senza l'aggravante delle sigarette.... Sob... sono preoccupata.. Rassicuratemi, grazie....
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