
L'obiettivo è spegnere l'ultima sigaretta e non accenderne più...
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©2004
Ieri in autodromo a Misano, dopo aver caricato il furgone sono andata in bagno per far pipì e lavarmi le mani. Ad entrare nei bagni per le donne mi precede una signora rotondetta, in jeans aderenti e infradito con zeppa, unghie dei piedi malamente laccate di rosa, un top sgargiante. Con lei sua figlia, avrà sì e no dodici anni. Entrano negli unici due gabinetti con un po' di carta igienica a disposizione. Mi metto paziente in fila, intanto fuori si scatenano i rombi delle moto in pista.
Visto che ci sono mi lavo le mani così non mi sporco gli indumenti con la polvere e il grasso. Dallo specchio vedo riflessa la madre giunonica che esce per prima, abbottonandosi a stento i jeans. Lo stimolo oramai è tale che mi scrollo in fretta le mani per asciugarle e m'intrufolo tra l'ingombrante presenza materna e la porta dei servizi. Mi accoglie una zafata di fumo.
Cerco di non pensarci, mi volto e mi accuccio, respirando con la bocca per non inalare. Faccio scendere i pantaloncini e gli slip. Ho quasi un conato. Mi volto di lato verso l'origine dell'odore e la vedo lì per terra.
Una sigaretta accesa che brucia i suoi ultimi minuti di tabacco.
Un filo di fumo denso sale e mi forza le narici. Intanto la figlia chiama la madre dall'altro gabinetto chiuso. "Mamma...sei ancora dentro?"
Io non rispondo. So perché l'ha chiamata: nel rumore dell'autodromo non ha sentito la madre uscire dal bagno e l'odore del mozzicone la inganna, facendole pensare che la mamma sia ancora oltre il muro divisiorio, seduta sulla tazza a fumarsi la sua sigaretta. Poi sento la porta del gabinetto a fianco aprirsi. Anche la figlia esce. Non tira lo sciacquone e non si lava le mani. Dal mio gabinetto dietro la porta chiusa sento solo i suoi braccialetti tintinnare mentre si sistema i capelli e la sua voce ancora da bambina che si rivolge all'esterno e dice alla madre "Eh, pensavo che fossi ancora dentro... arrivo ma', un attimo!".
Aziono lo sciacquone e non vedo l'ora di uscire da quei due fetidi metri quadrati. La prima cosa a cui penso è la puzza di fumo che mi avrà impestato maglietta e pantaloncini.
Sto quasi per allungare il piede e schiacciare il mozzicone abbandonato lì acceso, ma poi ritraggo il piede ed esco. Mi rilavo le mani con la speranza di togliermi un po' di quel tanfo di dosso. Non voglio nemmeno più sfiorarla una sigaretta, la lascio lì per terra a morire vicino alla tazza di ceramica di un bagno pubblico. Testimone di se stessa e della maleducazione altrui.

Photo by Elena Landi ©2004

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