
L'obiettivo è spegnere l'ultima sigaretta e non accenderne più...
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©2004
Stanotte prima di addormentarmi pensavo a quale fosse stata la migliore sigaretta della mia vita, la Signora Sigaretta. Quella fumata con più gusto, magari nel luogo più insolito, nel momento più topico, con la persona più giusta, provando le emozioni più forti.
Mi sono ritornati in mente tantissimi ricordi, più o meno piacevoli, piccole grandi tappe della mia vita degli ultimi anni. So che in quell’arco di tempo ero fumatrice ma non sono riuscita ad isolare un singolo fotogramma mentale in cui fumassi quella Signora Sigaretta: la migliore della mia vita, per intensità, pathos o semplicemente per gusto e piacere del fumo stesso.
La cosa mi ha quasi irritato perché, senza troppi sforzi, ricordo perfettamente il mio Signor Giro in Moto, per esempio, la mia Signora Nottata d’Amore, la mia Signora Figura di Merda, il mio Signor Pianto Disperato, il mio Signor Giorno di Trionfo…
Forse perché alla fine fumare non ha aggiunto nulla a ciò che stavo vivendo. Ad essere predominanti sono state le persone, le esperienze, i luoghi e le atmosfere. Di quelle saprei indicare anche i minimi dettagli, ma delle sigarette fumate in quelle occasioni non ho ricordi precisi. Eppure mi piaceva fumare, non riuscivo a farne a meno.
Mi sono resa conto di quanto siano subdoli il vizio, l’abitudine, il meccanicismo, la ripetitività. Forse non c’è più spazio, ma sui pacchetti di sigarette dovrebbero scrivere anche questi ingredienti. Non aggiungono niente alla nostra vita, ma in un certo senso, la imprigionano con manette invisibili, fatte di un filo di fumo, la cui chiave è in mano nostra, sotto forma di accendino.


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