
L'obiettivo è spegnere l'ultima sigaretta e non accenderne più...
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Sto peggiorando. In un certo senso faccio anch’io la mia confessione qui su Smettiamola!, proprio come ShyBoy.
Il mio outing però è in direzione opposta alla sua, e mi scopro così dall’altra parte della cortina, tra quelli tremendamente infastiditi dal fumo.
Insomma, dentro di me, nel profondo, mi sono resa conto di essere sempre più intollerante. La cosa non mi piace. Essere una ferrea integralista antifumo è troppo smaccatamente di parte e, di solito, a me gli estremismi non piacciono.
Eppure, lo confesso: non riesco a smettere di infastidirmi se qualcuno mi fuma vicino. Non dico nulla, non critico, non faccio crociate salutiste, ma appena posso mi scanso e cerco di evitare di stazionare vicino a gente che fuma, così da non pormi nemmeno il problema. Però, anche se non faccio la ramanzina o la paternale ai fumatori penso sia lampante che il fumo che mi dia fastidio. Sopporto controvoglia quello altrui, anche all’aperto. Di passivo la mia intolleranza al fumo non ha nulla, anzi è ben attiva ed alla ricerca di un più ampio respiro.
Sabato al corteo in difesa della legge 194 ero a volte terrorizzata dalle persone che mi sfilavano accanto con la sigaretta tra le dita, magari battendo le mani per accompagnare i cori.
Ho dribblato ceneri ardenti per metà del tragitto.
Mentre sfilavo in parata leggendo gli striscioni mi sono guardata attorno. Giovani, adulti, uomini, donne; nella fiumana, che dalla Stazione Centrale sfociava in Piazza Duomo, le sigarette accese e le sbuffate di fumo si contavano a migliaia.
Ho visto spuntare dalle tasche dei parka pacchetti morbidi e penzolare tra le labbra truccate delle ultraslim al mentolo. Ho visto leccare cartine, odorato pesanti sigari, schivato mozziconi lanciati distrattamente.
Ed in questo ho scoperto il tabacco è molto più tollerante di me, perché abbraccia nelle spire di fumo qualsiasi estrazione sociale, sesso, età. Poi ho capito perché.
Perché il fumo non guarda in faccia nessuno.

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